Arquata del Tronto

Il “ver sacrum” di Arquata del Tronto

Il territorio dell’arquatano, prevalentemente montuoso, offre una meravigliosa vista sui monti circostanti: il Monte Vettore il monte Ceresa, il massiccio dei Sibillini e la catena dei monti della Laga. Unico paese in Europa compresa tra due aree naturali protette, il Parco Nazione del Gran Sasso e dei Monti della Laga a sud, e il Parco Nazionale  dei Monti Sibillini a nord, mostra un paesaggio polimorfo: tra alpestri pareti scoscese, dalle cui cime più alte si scorgono i profili del Gran Sasso d’Italia e del mare Adriatico.

Questa è l’area del cosiddetto “versante magico” dei Sibillini, ricco sin dal Medioevo di credenze, tradizioni e storie fantastiche, animate da presenze misteriose che tuttora vi aleggiano. Sui fianchi di queste montagne vi erano gli antichi sentieri che conducevano alla Strada delle fate, alla Grotta della Sibilla, profetessa Appenninica, e al Lago di Pilato, dove si crede sia sprofondato il carro condotto dai buoi che trasportava, ingovernato, il corpo di Ponzio Pilato.

Costruita a cavallo di un’altura, verosimilmente per motivi difensivi, è da taluni storici identificata  con l’antica Surpicanum da altri fondata dai romani e ricondotta ad una statio della Via Consolare Salaria, strada che all’epoca era la via commerciale del trasporto del sale prodotto nelle saline di Truentum. In realtà, di assai probabile origine sabina, porta con sé il fascino di quei territori da cui, secondo una tradizione assai diffusa, ha origine a ondate il ver sacrum, la migrazione di queste comunità verso le attuali Marche e la provincia teramana dell’Abruzzo. Secondo la tradizione, infatti, guidate da un picus, uccello-simbolo della migrazione stessa, danno origine alla popolazione picena che, per cinque secoli, darà vita ad una civiltà di assoluta importanza e grandezza. Nel I secolo d.C. la località e tutta l’area dell’Alta valle del Tronto appartengono alla famiglia imperiale di Vespasiano, detta famiglia dei Flavi, originaria appunto della Sabina.

Così, nel ricordo del fascino di stagioni assai antiche di una comunità che ha dato origine a diverse culture, ci si aggira ancora oggi tra le sue strade che conservano anche  suggestive tracce medioevali, periodo in cui il paese affida alla sua Rocca le sorti della comunità tutta. Voce narrante di un un’area che conserva orgogliosa la sua autonomia sino al 1809, quando il territorio di Arquata viene assoggettato allo Stato Pontificio.

Di questo nuova vicenda storica sono preziosa testimonianza i numerosi manufatti chiesastici: dalla chiesa della Santissima Annunziata, dal singolare portale in pietra arenaria, la splendida tela dell’Annunciazione, risalente al XIV secolo e il magnifico Crocifisso ligneo policromo, della seconda metà del XIII secolo, alla chiesa di S. Francesco dell’omonimo convento, di stile romanico, con portale cinquecentesco, cantoria, pulpito e altari lignei del XVI e XVII secolo, oltre alla cosiddetta Sindone di Arquata, copia della Sacra Sindone custodita a Torino. Né mancano architetture che ricordano la presenza dei cives e il loro impegno civile per Arquata come la Porta di Sant’Agata, o i resti delle mura, in conci irregolari di pietra arenaria, al pari degli stemmi del XVI secolo di nobili famiglie del luogo come lo scudo con l’aquila che fissa il sole (famiglia norcina dei Quarantotto), o un cassero merlato alla ghibellina con torre centrale e che esce dalla base della torre e impugna una spada.

Così la memoria storica, densa di avvenimenti e eventi, suggerisce un rimando al passato ricco di fascino nella storica rievocazione, in costume, “Alla corte della regina” che, nel pomeriggio del 19 agosto, ogni anno richiama una folla di partecipanti per assistere alla manifestazione che intende ricordare il soggiorno, presso la Rocca, di Giovanna d’Angiò durante la prima metà del XV secolo.

E lo spettatore, dopo la cerimonia de “la discesa della regina” con figuranti dagli abiti ispirati al Quattrocento, vede il corteo, dalla Rocca, attraversare le vie del borgo. La regina, preceduta dai musici con chiarine e tamburi, è seguita dai paggetti, dalle dame di corte, notabili, damigelle, armigeri, arcieri, pastori e da ultimi gli sbandieratori. Ma è in piazza che si accendono i riflettori, con una cena all’aperto, presieduta dalla castellana, a base di pietanze medioevali mentre danzatori, musici e artisti intrattengono le persone presenti.

Marchio Comunale ideato e realizzato da Filiberto Caponi della Stilarte s.n.c. di Caponi e Pontani. Pretare di Arquata del Tronto

Un pomeriggio e una sera all’insegna dell’intrattenimento, in compagnia del tempo andato e dei suoi riti! Domani sarà un altro giorno da trascorrere soprattutto vagando per le aree naturali circostanti e assaggiando un prelibato piatto arquatano. Lasciamoci alle spalle perciò il violento terremoto della notte del 24 agosto 2016 che ha fatto sprofondare a valle metà del paese e gli ulteriori danni provocati con le successive scosse del 26 ottobre e il 30 ottobre, con la scossa più forte. E sì perché, la vita ricomincia e conviene rilassarsi e dimenticare dinanzi ad un piatto di baccalà in salsa verde, a calamari ripieni, foglie di salvia fritte, omelette ai tartufi o alle prese con un invitante porzione di Vincisgrassi, dall’appetitoso miscuglio di ragù, besciamella, rigaglie di pollo, animelle, cervella bovine o tartufo tra appetitose sfoglie di pasta ammassata!

 

 

Sul Territorio:

StilArte s.n.c.

 

Produttori

 

 

 

 

 

 

  • Pane, Pizza, Biscotti Secchi del Forno Cappelli

 

 

Ringraziamo calorosamente i produttori di Arquata del Tronto, Terre dei Calanchi Piceni e l’azienda Bosco d’Oro, che in occasione del Convegno “La Forza di Rinascere”, svoltosi l’11/04/2018 presso l’Aula Magna dell’Università la Sapienza di Roma, hanno preparato una confezione di prodotti tipici del territorio da far degustare ai presenti.